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La Natura è caos ordinato al servizio della bellezza

Un’intervista a Paola Falconi

Qual’è la ragione del suo fare arte? Che cosa la spinge a produrre le sue opere?

E’ un’esigenza! E’ qualcosa che devi fare, che io devo fare! Se non lo faccio, mi sento incompleta. Se non disegno o dipingo o faccio scultura, la vita non mi sorride. Si tratta di un’esigenza interiore enorme, infinita, come respirare.

Lei nota una differenza tra il motivo per cui ha iniziato a produrre arte e il motivo che ora la spinge a farlo?

Inizialmente era per lo più un’esigenza di esprimere dei sentimenti, delle emozioni che avevo dentro e sentivo la necessità di trasferire sulla tela e nelle sculture. Mi buttavo sui lavori, mi buttavo molto per soddisfare questo bisogno di esternazione.
Adesso, oltre a ciò, oltre alla volontà di esprimere me stessa – le emozioni, i sentimenti e le oscurità – nell’arte, c’è anche il desiderio di lanciare un messaggio a chi guarda le mie opere. Si tratta sempre di un messaggio positivo, di speranza, di bellezza che guarisce. Anche quando le mie opere trattano argomenti negativi, quando parlano del nostro lato oscuro, di tristezza, di rabbia o dei sentimenti che definiamo negativi, io inserisco sempre una piccola finestra che fa vedere una luce. Voglio che ci sia un messaggio di positività, un’opportunità di rinascita e superamento della negatività.

In un’ottica di percorso compiuto, quali sono state e quali sono ora le sue fonti d’ispirazione?

Ciò che più mi incanta e mi fa venire voglia di fare arte è la Natura. La Natura è il mio amore infinito. Tutto della Natura – gli animali, le piante, i cieli, i colori, le pietre – mi sbalordisce ed emoziona.

Un’altra enorme fonte d’ispirazione sono i miei figli. Assolutamente. Il loro mondo, il mondo dei bambini e dei ragazzi mi piace moltissimo. Sono sempre stata molto affascinata, ad esempio, dall’illustrazione dei libri di favole che mi incantano e portano a sognare.
Tra le mie fonti d’ispirazione ci sono anche diversi artisti come: Georgia O’Keeffe, Frida Kahlo, Maria Lai, Kan Yasuda, Brancusi e Nivola. Ma voglio parlare delle donne, di queste straordinarie donne artiste. Georgia O’Keeffe mi ispira per il suo straordinario rapporto con la Natura e per il ruolo da protagonista che le affida nelle sue opere. Mi ritrovo moltissimo nel desiderio della O’ Keeffe di ricercare momenti di solitudine, durante i quali incantarmi di fronte alla bellezza della Natura. Lei era convinta che ciò che la Natura mostrava fosse vera arte, rispetto a tante altre cose che vedeva intorno a se realizzate da artisti. Di Georgia O’Keeffe mi ispira senz’altro anche il modo di trattare i temi: il colore, le luci e le ombre, tutte le sfumature, ma soprattutto trovo interessantissima la composizione per la quale lei si rifaceva ad Arthur Dow. In particolare, il testo di Dow “Composition: A Series of Exercises in Art Structure for the Use of Students and Teachers” del 1912 è per me fonte di studio e riferimento. Infatti, nonostante la sua lontananza nel tempo, trovo sia ancora molto valido e attuale.

Per quanto riguarda Frida Kahlo, mi ispira moltissimo la sincerità nel rappresentare se stessa e nel mostrarsi senza filtri, nonché l’enorme coraggio nel trattare tutti i temi femminili, come la maternità, vissuta nel suo caso in modo tragico. Non si tratta di un uomo che parla delle donne, ma di una donna che parla di se stessa con schiettezza e coraggio.

Un’altra grandissima a cui mi riferisco come fonte d’ispirazione è Maria Lai. Mi ha sempre colpita la sua capacità di preservare, anche all’apice della fama, un prezioso candore infantile, una spontaneità nel produrre le sue opere e una capacità di dar vita a dei capolavori con lo stesso spirito curioso e divertito di una bimba che gioca.

Se dovesse identificare un tratto comune a queste tre grandi artiste, che cosa indicherebbe?

Sicuramente il fatto di aver avuto successo ed essersi affermate in un mondo dell’arte connotato al maschile, dove le donne erano pochissime e vessate. Basti pensare alle assurde accuse, mosse a Georgia O’Keeffe riguardo a presunti contenuti sessuali nella rappresentazione dei suoi soggetti floreali. Ebbe delle critiche agghiaccianti. Anche Frida Kahlo e Maria Lai si sono affermate in un mondo di uomini. Non sono interessata all’etichetta di artista “femminista”, mentre mi interessa moltissimo che le donne abbiano il ruolo che si meritano, anche nell’arte.

Che cosa rappresenta per lei fare arte?

La vita! L’arte è una parte irrinunciabile di me, sono io! L’arte è lo strumento attraverso cui posso dialogare con la parte più preziosa di me stessa e comunicare all’esterno un messaggio positivo che possa contribuire a fare di questo mondo un posto dove ci piaccia di più stare.
Nel realizzare le mie opere c’è sempre un incipit razionale che risponde all’esigenza di dare importanza alla composizione; sono, infatti, convinta che attraverso la cura della composizione si riesca a comunicare meglio il nostro messaggio. Il nostro cervello riconosce determinati ordini e quando riusciamo a comporre bene un quadro, riusciamo a comunicare un equilibrio e una bellezza riconoscibili. Dopo quest’incipit razionale, mi lascio andare ai miei canali, principalmente al colore e alla Natura, anche nel suo caos, perché la Natura è caos ordinato a servizio della bellezza. Allora mi lascio andare, mi diverto, lavoro tantissimo sul disegno…

Il mio obiettivo è quello di arrivare ad un’espressività spontanea e libera da freni e reticenze.

Che cosa c’è di veramente caratterizzante nel suo modo di fare arte?

Il fatto di non aver frequentato il Liceo Artistico alle Superiori, ma aver conseguito la maturità da privatista, avendo già alle spalle quella Classica, mi aveva messo nella condizione di imparare le tecniche pittoriche direttamente dalle artiste che mi avevano fatto da mentori, senza però subire un indottrinamento scolastico. Io credo che questa sia stata la mia più grande fortuna che si riflette in una marcata libertà espressiva. Tale libertà è un qualcosa che io preservo con gioia perché conferisce spontaneità alle mie opere.

Tra scultura e pittura, quale linguaggio sente più efficace per la comunicazione del suo messaggio artistico?

Sono equivalenti. La scultura è il linguaggio con cui ho iniziato e anche l’oggetto dei miei studi accademici. Era stata una scelta istintiva di cui non mi sono mai pentita e, sebbene ora mi senta decisamente più attratta dal disegno e dalla pittura come mezzi espressivi, la scultura continua ad essere presente negli spessori e nella materia che spesso trova posto nei miei dipinti e nelle mie opere grafiche.

Amazzonia dentro e fuori Amazzonia dentro e fuori – Oil, Acrylic, Vellum, Rice paper on Canvas – 2016 – 100cm x 100cm

Biografia

Paola Falconi nasce a Cagliari nel maggio 1968. Trascorre una felice infanzia, fatta di giochi all’aperto, di piccoli amici e di lunghi momenti davanti ai libri di favole, che con le loro colorate illustrazioni la conducevano in mondi fantastici.

Ancora oggi, la suggestione di quelle immagini di fiaba sono presenti nelle sue opere.

Alle scuole medie PF frequenta il Conservatorio e studia pianoforte; lì la musica conquista un posto nel suo cuore che non abbandonerà più, sarà accompagnamento indispensabile per ogni momento di creazione artistica.

Gli studi proseguiranno al Liceo Ginnasio Dettori e poi presso la Facoltà di Giurisprudenza, a Cagliari e Bologna. In quel periodo PF si appassiona alla lettura delle biografie d’artisti, tra le quali la colpisce particolarmente quella di Henri Matisse. Stava maturando in lei l’idea che la sua strada sarebbe stata quella di imparare ad esprimere la propria personalità attraverso i linguaggi visivi di disegno e pittura.

Rientrata a Cagliari, studia da privatista sotto la puntuale e amorevole guida delle artiste e professoresse Maria Grazia Oppo Falqui e Ines Corona, conseguendo la maturità artistica nel 1989.

Nel 1989 PF si immatricola presso l’Accademia di Belle Arti di Firenze, dove porta a compimento i primi due anni di studio, per poi spostarsi a Carrara e proseguire fino al Diploma in Scultura, conseguito con lode nel 1993. Al termine degli studi, PF rientra nella sua città natale, dove prosegue la ricerca artistica principalmente sui linguaggi del disegno, della pittura e della scultura.

Successivamente le opere dell’artista, immerse nella contemporaneità, ma con sempre un riferimento al mondo interiore e fantastico, trovano spazio in diverse mostre cittadine e regionali e vengono utilizzate per arricchire gli ambienti di diversi esercizi commerciali.

Dal 1996 fino al 2014, l’artista interrompe l’attività espositiva pubblica, in questi anni, ispirata dalla bellezza della Sardegna e dalla sua adorata famiglia, composta dal marito Mario Mariani e dai loro quattro figli, prosegue il lavoro in studio e la sua ricerca artistica.

Le opere di PF sono oggi presenti in diverse collezioni private e nel 2015 sono state esposte presso Le Dame Art Gallery a Londra.

Pensiero adolescente. 2016 Oil on canvas.  70 cm x 70 cm Pensiero adolescente – Oil on canvas – 2016 – 70 cm x 70 cm

Profilo

Non ci si può fare un’idea sulla produzione di Paola Falconi in un colpo d’occhio.

La sua arte non si rivela ad un primo sguardo e, se ci si ferma a quello, l’unico risultato che si ottiene è di essere fuorviati. Le sue opere parlano un linguaggio intellettuale e forbito, si rivolgono all’anima, ma chiedono alla ragione di fare da interprete. Il messaggio viene svelato a chi si sofferma, a chi si interroga, come riconoscimento per questa attenzione.

E’ un’arte che scientemente e metodicamente affida alla semplicità e alla bellezza la comunicazione dei propri contenuti.

Sono temi delle opere la natura e la figura umana femminile, trattati con una costante ricerca di semplicità e bellezza che richiamano da un lato l’arte classica e dall’altro le più recenti ricerche dell’arte contemporanea.

Non basterà, quindi, un primo sguardo a decodificare la scelta di semplicità perseguita dall’artista, bisognerà soffermarsi ad osservare dettaglio dopo dettaglio per capire che non si tratta della semplicità di un linguaggio immaturo o non compiutamente sviluppato, ma al contrario di una semplicità “di ritorno”, frutto del costante sforzo da parte dell’artista di arrivare all’essenza delle cose, in un processo volto alla loro elevazione e sublimazione spirituale.

Anche la scelta di ricercare il bello, di rappresentare la bellezza e di affidare ad essa il ruolo di messaggero dei propri contenuti non deve trarre in inganno. Per l’artista, infatti, la bellezza non costituisce una rappresentazione idealizzata della realtà, ma il mezzo attraverso cui superare i drammi e le sofferenze.
Disegnare, dipingere, scolpire la bellezza equivale ad una dichiarazione di speranza fatta con ferma convinzione.

Saranno quindi proprio queste due caratteristiche la semplicità e la bellezza, perseguite con insistente convinzione, a guidare lo spettatore verso la comprensione dei lavori di Paola Falconi; fino a scoprire, per chi avrà animo curioso e mente aperta, che la loro essenza potrà anche essere la sola generosa condivisione della bellezza di un momento, di un volto, di un paesaggio.

Curatore: Katyuscia Carta

Untitled Untitled – Acrylic on canvas – 2015 – 80cm x 80cm

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