Culla d’Inciviltà nell’isola di Santa Maria a La Maddalena

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Culla d’Inciviltà nell’isola di Santa Maria a La Maddalena

By paolafalconi   /     Jul 28, 2020  /     Inspiring moments, My art  /     , , , , , , , , , ,

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Il 24 luglio io e la mia amica Tiziana Santoni, insieme alle nostre figlie, ci siamo alzate di buon’ora e col cuore pieno di emozione siamo partite per l’isola di Santa Maria nell’arcipelago della Maddalena.

La squadra al completo

La squadra al completo

Arrivate sull’isola magnifica e selvaggia – dopo un piccolo viaggio in barca, dove io tenevo ben stretta in braccio la scultura del bambino di “Culla d’inciviltà” – ci siamo recate nel luogo dove dovevamo attuare il nostro progetto.

Siamo a sud dell'isola. Dobbiamo camminare fino al lato nord.

Siamo a sud dell’isola. Dobbiamo camminare fino al lato nord.

Uno spiazzo meraviglioso, un teatro naturale circondato dalla macchia mediterranea e dalle rocce di granito a due passi da una spiaggia bellissima.

La caletta nel lato nord dell'isola

La caletta nel lato nord dell’isola

Ci siamo guardate intorno estasiate dagli azzurri del mare, dal rosa aranciato della sabbia e abbiamo iniziato a cercare i materiali che ci servivano per ricreare la spirale di “Culla d’Inciviltà”.

Questi legni sono perfetti per la spirale di Culla d’Inciviltà

Culla d’Inciviltà è un progetto nato l’anno scorso dopo aver visto le nefaste conseguenze sull’ambiente di un’alluvione che ha colpito la mia zona (Capoterra-CA).

Questo progetto è nato per essere itinerante. L’idea è quella di ricreare l’opera in luoghi diversi, coi materiali trovati dove viene installata. La cosa che non cambia è la forma a spirale e la scultura del bambino, morbido e bello, ma anche lievemente accigliato. Mi piace l’idea di coinvolgere la gente nella raccolta del materiale.

In questa edizione di “Culla d’Inciviltà” sono stata aiutata dalla mia amica Tiziana e dalle nostre figlie, ma mentre lavoravamo si sono anche avvicinate delle persone che hanno la casa sull’isola che, incuriosite, ci hanno chiesto chi fossimo e cosa stessimo facendo. Poi, interessate, hanno iniziato ad aiutarci a raccogliere.

Io, la mia amica Tiziana e la scultura del bambino

Io, la mia amica Tiziana e la scultura del bambino

Ma raccogliere cosa? Nell’installazione il primo elemento che volevo erano i legni, belli e naturali, levigati dal mare. Quindi abbiamo iniziato a raccoglierli. Una volta finito coi legni, abbiamo iniziato a raccogliere la plastica. Ciò che ci ha veramente colpito focalizzando lo sguardo sulla spiaggia, sono stati i piccoli e grandi frammenti di plastica varia: giocattoli, bastoncini di cotton-fioc, scotte di barche, grovigli di lenza, di reti, etc… Elementi portati dalle correnti e dai venti di maestrale che batte forte in questa parte dell’arcipelago nelle bocche di Bonifacio. Plastica portata dal mare di cui certamente gli abitanti dell’isola non hanno responsabilità.

Quanta plastica nella sabbia

Dopo aver riempito in un paio d’ore diverse buste di plastica e con la consapevolezza di quanto sia assurdo il comportamento umano che ci ha condotti fin qui, ho iniziato a comporre l’installazione. Man mano che andavo avanti, l’emozione cresceva. Il momento in cui ho posizionato la plastica nella spirale mi rendeva il cuore pesante e la consapevolezza della leggerezza con la quale io stessa ho avuto comportamenti poco ecologici mi dava fastidio, mi metteva a disagio.

Un momento veramente emozionante è stato quando alla fine della spirale, e dopo aver preparato la “culla”, ho messo al centro il bambino. Il bambino che rappresenta tutti i bambini, il bambino che tutti noi siamo stati e che è ancora dentro di noi.

Questa spirale di plastica è l’eredità che stiamo lasciando alle nuove generazioni.

Quel momento è stato sacro. Io ero emozionatissima e speravo non si vedessero i miei occhi lucidi dietro gli occhiali scuri, c’era silenzio, tutti noi eravamo zitti, si sentiva solo il vento, il rumore delle cicale e del mare, l’odore forte di macchia mediterranea e il sole caldo. Non lo dimenticherò mai.

Un momento sacro che non dimenticherò mai

Un momento sacro che non dimenticherò mai

Quando tutto è stato pronto abbiamo fatto venire le persone che aspettavano incuriosite in spiaggia. Si sono sedute tutte intorno all’opera in attesa di vedere che cosa sarebbe accaduto. E li la seconda emozione infinita: una ballerina meravigliosa, tornata dopo un anno di Accademia al Bolshoi di Mosca, Francesca Caporali, ha danzato intorno e dentro l’opera una coreografia da lei appositamente studiata, arricchendola con la sua bravura esecutiva e sensibilità, e regalandoci delle emozioni straordinarie.

Culla d'Inciviltà - Coreografia e Danza: Francesca Caporali

Culla d’Inciviltà – Coreografia e Danza: Francesca Caporali

Ci ha espresso la necessità di prendere coscienza del fatto che l’uomo e la natura sono una cosa sola e che rispettando la natura rispettiamo e amiamo noi stessi. Vedendola danzare abbiamo percepito che l’essere umano è capace di fare cose grandi e che cambiando i suoi comportamenti può cambiare il mondo.

A un certo punto ho sentito chiaramente che le arti unite sono più forti, più complete. L’installazione, la musica, la danza, tutte insieme, hanno creato la bellezza e potenziato il messaggio. Le persone intervenute, alcune delle quali hanno la casa a Santa Maria da cinquant’anni, altre da pochissimo tempo, sono state gentilissime, partecipi e meravigliose. Io le ringrazio sinceramente. E’ stato bello condividere tutto questo con loro. Adesso questo progetto dovrà trovare altri posti in cui andare. In ogni posto sarà diverso, perché avrà gli elementi caratteristici di quel luogo. Tutto è in divenire, e questa lieve incertezza è molto stimolante per me perché pur avendo lo stesso messaggio, tuttavia ogni volta sarà diverso.

Il messaggio di quest’opera è si una denuncia, ma anche un messaggio di amore e rispetto per la nostra casa comune, la terra. Per la responsabilità che abbiamo ogni volta che acquistiamo i prodotti che ci servono per mangiare, per lavarci, per spostarci, per vivere in generale. E’ un obbligo per me ormai stare attenta ai minimi comportamenti e devo dire che lo faccio con gioia. Durante il lockdown mi sono accorta di quante cose inutili avevo nella mia vita e le ho eliminate completamente, o almeno ridotte.

Gli abitanti di Santa Maria

Gli abitanti di Santa Maria

In ultimo, ma non certo per importanza, un ringraziamento speciale va a Susan e Michael Harte, per la loro amicizia, il loro entusiasmo e la disponibilità ad ospitare l’opera e la performance nel loro terreno di Santa Maria. Grazie dal più profondo del mio cuore. So che amate la natura immensamente come me e avete capito e sentito questo progetto come lo sento io.

Ecco i due video che abbiamo realizzato per documentare questa giornata memorabile. Il primo racconta la realizzazione dell’installazione e il secondo documenta l’opera completa con la coreografia di Francesca Caporali.

“Culla d’Inciviltà” è anche un progetto collettivo dell’associazione Castia Art Professional Group di cui sono socia fondatrice.

 

 

Cradle of Incivility – Santa Maria Island – Archipelago of Maddalena

On July 24, my friend Tiziana Santoni, together with our daughters, got up early and with a heart full of emotion we left for the island of Santa Maria in the Maddalena archipelago.

We arrived on the magnificent and wild island – after a small boat trip, where I held the sculpture of the “Cradle of Incivility” tightly in my arms – we went to the place where we had to carry out our project. A marvelous clearing, a natural theater surrounded by Mediterranean scrub and granite rocks a stone’s throw from a beautiful beach.

We looked around enraptured by the blue of the sea, by the orange pink of the sand and we started looking for the materials that we needed to recreate the spiral of “Cradle of Incivility”.

Cradle of Incivility is a project that was born last year after seeing the harmful consequences on the environment of a flood that hit my area (Capoterra-CA).

This project was born to be itinerant. The idea is to recreate the work in different places, with the materials found where it is installed. The thing that does not change is the spiral shape and the sculpture of the child, soft and beautiful, but also slightly frowning. I like the idea of ​​involving people in the collection of the material.

In this edition of “Cradle of Incivility” I was helped by my friend Tiziana and our daughters, but while working we also approached people who have a house on the island who, intrigued, asked us who we were and what we were doing. Then, interested, they started helping us collect.

But collect what? In the installation, the first element I wanted was wood, beautiful and natural, smoothed by the sea. So we started collecting them. Once finished with the woods, we started to collect plastic. What really impressed us was focusing on the beach sand, where we found the small and large fragments of various plastic: toys, cotton buds, sheets of boats, tangles of fishing lines, nets, etc … Elements carried by currents and by the mistral winds that beat strongly in this part of the archipelago. Plastic brought from the sea for which the inhabitants of the island certainly have no responsibility.

After collecting several bags of plastic in a couple of hours and with the awareness of how absurd was the human behavior that has led us up to here, I started composing the installation. As I went on, the emotion grew. The moment I placed the plastic in the spiral made my heart heavy and the awareness of the lightness with which I myself had little ecological behavior annoyed me, made me uncomfortable.

A truly emotional moment was when, at the end of the spiral, and after having prepared the “cradle”, I put the child in the center. The child who represents all the children, the child that we have all been and who is still within us.

This plastic spiral is the legacy that we are leaving to the new generations.

That moment was sacred. I was very excited and I hoped my shiny eyes could not be seen behind the dark glasses, there was silence, all of us were silent, only the wind could be heard, the sound of cicadas and the sea, the strong smell of Mediterranean scrub and the hot sun. I’ll never forget it.

When everything was ready, we brought the curious people on the beach waiting for us to finish the installation. They all sat around the opera waiting to see what would happen. And there the second infinite emotion: a wonderful dancer, returned after a year at the Bolshoi Academy in Moscow, Francesca Caporali, danced around and inside the work a choreography specially designed by her, enriching it with her executive skill and sensitivity, and giving us extraordinary emotions. He told us the need to become aware of the fact that man and nature are one and that by respecting nature we respect and love ourselves. Furthermore, seeing her dance we perceived that the human being is capable of doing great things and that changing his behavior can change the world.

At one point I clearly felt that the united arts are stronger, more complete. Installation, music, dance, all together, created beauty and enhanced the message. The people who attended, some of whom have had homes in Santa Maria for fifty years, others for a very short time, have been very kind, involved and wonderful. I sincerely thank them. It was nice to share all this with them. Now this project will have to find other places to go. In each place it will be different, because it will have the characteristic elements of that place. Everything is in the making, and this slight uncertainty is very stimulating for me because despite having the same message, however, each time it will be different.

The message of this work is a denunciation, but also a message of love and respect for our common home, the earth. For the responsibility we have every time we buy the products we need to eat, to wash, to move, to live in general. It is an obligation for me now to be attentive to the slightest behavior and I must say that I do it with joy. During the lockdown I realized how many useless things I had in my life and I completely eliminated them, or at least reduced them.

Last but not least, special thanks go to Susan and Michael Harte for their friendship, enthusiasm and willingness to host the opera and performance on their Santa Maria property. Thank you from the bottom of my heart. I know that you love nature immensely like me and you have understood and felt this project as I feel it.

“Cradle of Incivility” is also a collective project of the Castia Art Professional Group association of which I am a founding member.

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About paolafalconi

I studied sculpture at the Academy of Fine Arts in Florence and Carrara. I live in a country house in Sardinia with my husband, four kids and my Westie. My work is constantly inspired by nature, in all its forms.

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